Il volo di Icaro

Cari adepti oggi andremo ad analizzare un interessante settore che sembra essere particolarmente attrattivo di capitali e investimenti da danaro facile: il cosidetto UAM (Urban Air Mobility), insomma le macchine volanti tanto sognate da Jules Verne e iconizzate da cult-movie come Ritorno al futuro e Blade Runner. Ebbene sembra che ci siamo, già a Dubai annoiati ricconi si trastullano con voli cool tra alti grattaceli, sperando di non prendere troppa sabbia in bocca.

Il trasporto aereo con drone secondo gli anal-isti crescerà a dismisura ed è un investimento a prova di bomba, anzi la mobilità sostenibile (sich!) volante con aggeggi elettrici non teme insuccesso. Ecco allora società gonfiarsi a dismisura, SPAC anonime e vuote avvolte da “rumours” schizzare alle stelle manco fosse uno scoop di Novella 3000.

Andiamo subito a dire che alcune applicazioni sembrano promettenti, certo vedere società come EHang (quotata a NY con ticker EH) più che decuplicare in 2 mesi o altre come Archer Aviation puntare alla quotazione senza neanche avere uno straccio di prototipo ma solo pacioccosi rendering 3D di futuristici velivoli con possibili rialzi stellari beh qualche dubbio ci viene in relazione alla profittevolezza di investimenti sui castelli in aria.

Intendiamoci, considerato che anche la ormai sulla bocca di tutti Katie Wood si appresta a lanciare un ETF ARk-X specificatamente dedicato ad astronavi e droni volanti, e vista l’euforia su tutto quello che è “disruptive” ci possiamo anche lecitamente aspettare una speculazione profittevole da parte dei lesti volponi che sapranno lasciare il cerino in mano a qualcun altro. E probabilmente il cul-sulente laido vi sta già proponendo il “tematico” volante, insieme alla caciotta Green o all’Opportunity (di perdere tutto).

Insomma, l’oracolo vi ha avvertito, i voli pindarici meglio lasciarli ad altri in attesa di quotazioni ragionevoli e più piantate per terra.

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