Il dramma del trilemma

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Cari adepti le vicissitudini della legge di bilancio stanno occupando i monitor di traders e speculatori con i continui cambi di rotta dell’esecutivo e l’acuirsi dello “Spread”.

Ma per un attimo lasciamo perdere questi sussulti giornalieri per concentrasi su una lettura di medio – lungo periodo. Parleremo dunque del concetto di “trilemma incompatibile”. Si tratta fondamentalmente di tre concetti che non possono stare insieme.

Generalmente viene indicato in economia il seguente trilemma: regime di cambi fissi, perfetta mobilità dei capitali e politica monetaria autonoma. Questi tre concetti non possono sussistere contemporaneamente.

Per quanto riguarda invece l’Italia, purtroppo si trova in una situazione molto simile, che ne sconsiglia in ogni modo l’acquisto di titoli azionari e obbligazionari se non nel breve-brevissimo periodo a fini speculativi. Infatti a differenza degli altri paesi euro-periferici, che hanno avuto crisi da bolle (bolle immobiliari in Spagna e Irlanda, bolle al consumo e spesa pubblica in Portogallo e Grecia), nulla di questo è successo in Italia.

Il problema del Paese è una produttività stagnante che non è in grado di reggere il passo con gli altri Paesi UE. Ora discuterne le cause è estremamente lungo, ci limitiamo alla constatazione in sè. Questo fenomeno non solo persiste ma non si riduce affatto: il Paese perde all’incirca un punto di PIL annuale rispetto a Francia, Germania, Spagna, etc…

Ora il Paese è attanagliato dal trilemma di dover accrescere la competitività, ridurre il debito pubblico e mantenere un cambio fisso con gli altri paesi.

Infatti se la produttività non cresce e non è possibile svalutare, l’unica soluzione è una deflazione interna che renda i nostri prodotti più competitivi, abbassandone i prezzi relativi. Ma la deflazione ha un grande difetto: deprime la crescita e aumenta gli interessi reali sui debiti (ossia interessi nominali – inflazione), facendo esplodere il debito pubblico, come accaduto in Giappone. Questo senza considerare gli effetti sociali: l’architettura del diritto italiano, costruito in anni di alta inflazione (certo più di oggi), rende impossibile tagliare i salari e le pensioni nominali, cosa che sarebbe oltremodo necessaria (specie il taglio delle pensioni). Quindi la riduzione non può che avvenire con licenziamenti, crescente disoccupazione e riduzione dei margini di impresa e così via in un circolo vizioso.

Fondamentalmente quindi ogni governo sta cercando disperatamente con vari accorgimenti più o meno validi di aumentare la competitività (non riuscendoci) e la crescita.

I mercati prezzano oggi il trilemma… dopo essersene scordati per qualche anno. O l’aumento produttivo viene perseguito in maniera draconiana oppure il Paese è destinato lentamente a scivolare verso il default (riduzione debito “forzata”) o verso l’uscita dall’Euro (svalutazione “forzata”).

Cari adepti il trilemma non perdona !!

Stay tuned !

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